Sulla panchina

Ti guardo profondamente
nelle pupille dilatate
dall’ atroce paura dell’altro.
La tua immobilità
si fa più immobile,
il tuo silenzio più silenzioso.
La tua mente, luna impallidita,
è un’ombra di follia:
fantasmi… paure… il nulla.
Sguardi e voci accusatorie
precipitano, come pioggia ghiacciata,
sul fondo sconvolto della tua anima.
Ti stringo la mano gelida di solitudine
ti guardo negli occhi,
specchio intramontabile dell’anima.
Ti guardo.
Mi smarrisco nel tuo regno
di trepidante freddezza.
Ti guardo.
Ti stringo in un caldo abbraccio
gelato dai tuoi fantasmi.
Poi il silenzio diventa
meno silenzioso,
la solitudine meno deserta.
E’ un fugace attimo.
Il respiro si libera d’angoscia,
sorridi di luce stellare.
Sulla panchina in una sera
dipinta d’autunno
un bisbigliar di ciglia .
Mi abbracci
Sulla panchina in una sera
dipinta d’autunno
una crepa nell’invincibile
buio dell’anima.

 

Lionte Valeria 

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